Flattr, micropagamenti sul web

Spesso torna di attualità la discussione sull’introdurre delle forme di pagamento per accedere a determinati contenuti sul web. Molti giornali hanno provato, dopo aver capito che era irrealizzabile un modello esclusivamente a pagamento, a introdurre un accesso oneroso solo dopo aver letto un certo numero di articoli “offerti” gratuitamente. Ad ora non sembra che nessun sistema  sia vincente in assoluto (quindi proficuo e apprezzato sia dai lettori che dagli editori/scrittori).

Un tweet del buon Nicola D’Agostino (@nezmar se ancora non lo seguite) mi ha fatto scoprire Flattr, ossia il tentativo di far funzionare il sistema dei micropagamenti per chi produce del contenuto interessante su internet.
@nezmar

Il funzionamento è semplice: una volta deciso qual’è il proprio budget mensile (minimo 2 €) questo verrà destinato in parti uguali a colori che avranno creato i contenuti su cui è stato cliccato “Like”, “Favorite”, “Star” in base al social network che stiamo guardando.

Flattr
Flattr trattiene dal proprio budget il 10% mentre il resto se ne va ogni mese ai destinatari che hanno un account Flattr. Se vi piace un contenuto il cui autore non ha ancora un account Flattr viene tenuta da parte questa preferenza ed il giorno che si iscrive riceverà la sua donazione come se allora avrete cliccato.

Flattr

Il concetto è che magari non siete disposti ad abbonarvi ad un blog a pagamento, non volete fare una donazione via Paypal, ma volete comunque premiare un tweet che vi è piaciuto, una foto particolarmente bella, un infografica riuscita o un singolo articolo interessante. Purtroppo un sistema del genere funziona solo se si diffonde realmente, chissà se avrà fortuna.
Voi siete disposti a pagare singoli contenuti? O preferite formule più tradizionali di sostegno a siti e autori?

Autori: Cristiano Ferrari

Risolvo problemi. Il bello del consulente informatico è che i problemi riescono a non farti annoiare, dovendosi occupare di Mac, web, comunicazione, ambienti virtuali e problemi reali. Il brutto è che non sempre c'è una soluzione facile a soddisfare le aspettative.

10 Commenti

  1. A me il funzionamento di Flattr lascia un po’ perplesso: l’idea è che sono troppo tirchio per tirare fuori dei soldi, ma consapevole dell’importanza di ripagare gli sforzi ed il lavoro altrui. E per questo, decido di dare ogni mese dei soldi a Flattr…? Qualcosa mi sfugge. L’idea è indubbiamente feconda, ma la messa in pratica mi pare ancora imperfetta, e, confesso, preferisco fare a meno degli intermediari e ripagare chi lo merita in maniera diretta.

    D

    • Trovo che il maggio difetto di questo sistema sia quello che indica qui sopra D: introduce un intermediario che, di fatto, fa ben poco.
      Abbiamo bisogno ancora di intermediari che non svolgono una vera funzione di intermediazione?
      **
      Mmmh, secondo me no.
      ****
      Detto questo se si potesse fare un micropagamento per cose che mi sono molto piaciute, mi hanno stimolato e per cui l’autore che me le propone dice: “Hey, se mi vuoi remunerare io ci sto!”, beh io in effetti sarei per farlo. Ma mi lascia perplesso sia l’azione di intermediazione che crea un recinto chiuso, sia l’automatismo…

  2. La risposta alla domanda formulata da Nicola D’Agostino nel suo tweed, per quanto mi riguarda, è sicuramente “no”.
    Il prossimo passo quale sarebbe, pagare ogni volta che inspiro dell’aria?

    • In effetti il presupposto degli scambi evocati da Nicola D’Agostino mi pare essere la condivisione gratuita. Per quanto io sia a favore di una maggiore spesa, minore gratuità apparente, nel caso di questi servizi mi sembra una perversione (per non dire poi che Twitter e Instragram stessi mi sembrano una perversione della rete, ma questo è un altro discorso!).

      D

  3. Non so se avrà successo o no, ma l’idea non è male. Non si tratta di obbligarti a pagare, ma si tratta che tu decidi quanto destinare come premio a chi leggi o guardi. Se decidi di destinare loro 2 €/mese quella cifrà verrà divisa tra tutti i like, preferiti, ecc. che in quel mese avrai segnato.
    L’idea di fondo è che spesso non facciamo una donazione a tutti i siti che leggiamo, mentre così si premierebbero i contenuti. Non credo avrà successo, ma in fondo un po’ mi dispiace perchè l’idea potrebbe davvero non essere male ed aiutare a dare sostenibilità economica a molti contributi che magari poi non staranno in piedi.

    • Allora se hai tempo potresti cercare informazioni sulla proposta elaborata in Francia da alcune associazioni, la contribution créative. Io, confesso, sono contrario pure a quella, per i criteri metrici.

      D

    • Appunto.
      E se io volessi dire solo “mi piace” senza remunerare?
      E se io un mese dicessi: “Questo mi piace più di altri, vorrei dare a questo elemento di più?”.
      ***
      Il concetto che tu trovi una cosa carina e la “retribuisci” se l’autore vuole mi convince e mi pare interessante. Ma non nel momento in cui io non posso più dire “Che bello!” senza che questo comporto una dazione di denaro. Si eliminerebbe il concetto per cui io posso dire “Bello!” senza impegno. Sinceramente ma anche in modo gratuito.
      Mi pare un’offesa ad uno stile delle interazioni umane (prima ancora che su Internet) che non mi piace.

  4. Ci sarebbero tante cose di cui parlare e su cui riflettere. Eccone una: il modello di Flattr (e dei micropagamenti) è di smettere di dare oboli e fare “beneficenza” in maniera occasionale e di pagare poco ma in maniera mirata, dando un segnale di apprezzamento e premiando contenuti indipendenti di qualità, lunghi, brevi, grandi, piccoli, testuali, iconografici o multimediali che siano.

    nda

      • Scusa, si è detto che io decido di investire un tot al mese e questo tot è diviso in parti uguali per tanti like quanti ne ho ‘elargiti’ in un mese … mi pare una cosa equa.

        Dove mi sono perso le eventuali perversioni di un “automatistmo”?

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