Compressor.io comprime le tue immagini

Compressori.io è uno strumento online gratuito che permette di comprimere le immagini (nei formati jpg, gif, png e svg), ottenendo spesso interessanti risparmi.

Compressor.ioCompressor.io compare

Il servizio permette di scegliere tra una compressione lossy (con piccola perdita di qualità) o loseless (senza perdita); il tasso di compressione è deciso autonomamente dal programma che cercherà di rendere impercettibile la differenza tra l’originale ed il file compresso. Al termine della compressione viene consentito di salvare il risultato ottenuto sul proprio computer oppure di salvarlo su Dropbox o su Google Drive.

Compressor.io results

Non sono permessi file superiori ai 10 MB, ma la pecca principale è che non sono possibili i caricamenti multipli, rendendo quindi utile lo strumento solo per piccole operazioni. Per compressioni multiple si potrebbe prendere in considerazione JPEGmini, che però non accetta i png.

Avete altri servizi simili da segnalare?

Springpad chiude

Altro servizio online che chiude i battenti. Il 25 giugno (tra pochi giorni quindi) toccherà a Springpad calare la saracinesca.

Springpad

Il servizio on line serviva a sincronizzare propri appunti e notebook tra cloud e mobile app, mischiando to do list, appunti testuali, foto ed altri contenuti. In pratica un degno concorrente di Evernote che per alcuni utilizzi poteva competere anche con Wunderlist.

A suo vantaggio c’era la reattività delle applicazioni su mobile e qualche dettaglio che lo rendevano meno potente ma più facilmente usabile per check list da riutilizzare con frequenza.

Springpad close

Nel loro messaggio chiaramente ammettono che il servizio non è riuscito a diventare economicamente sostenibile per cui si avviano velocemente alla chiusura. Hanno però sviluppato due tools per esportare i propri dati in html (compreso un json per essere usato con altri servizi) oppure direttamente dentro Evernote.

Un altro servizio che si aggiungerà a questa lista segnalata da Koolinus.

ZooTool ha chiuso, serve ancora segnare i preferiti?

Un altro tool online non ce l’ha fatta. ZooTool era un servizio online di bookmarking nato in Germania per segnarsi link, immagini, video e documenti.

ZooToolGoodBye

Non è riuscito ad evolvere e diventare economicamente sostenibile. Ha così lasciato il campo aperto agli altri programmi di questo settore, mettendosi anche a disposizione se qualcuno volesse portare avanti il progetto in versione open.

Che alternative ci sono ora?
Tra quelli gratuiti il più diffuso è Delicious, che dopo un momento in cui sembrava destinato a brutta fine è riuscito a continuare a sopravvivere e rilanciarsi durante lo scorso anno, facendo uscire anche le app per iOS e Android e le estensioni per i browser.

delicious

Symbaloo (gratuito) propone un approccio interessante, almeno graficamente. Con la registrazione vi creerete un pannello (chiamato webmix) in cui andrete ad aggiungere un pulsante per ogni sito registrato, con la possivilità di personalizzarsi ogni pulsante o di condividerli facilmente.

symbaloo

Google Bookmark (gratuito, serve un account google) prevede venga attivata la cronologia web dal vostro account gmail per accedere tramite quell’account alla vostra cronologia e potersi segnare come preferiti alcuni indirizzi. In pratica si consegna a Google la cronologia completa delle nostre navigazioni per averla a disposizione anche su altri device.

In realtà mi sembra che le sincronizzazioni via cloud abbiano tolto molto spazio a questi tool. Che si usi la sincronizzazione dei preferiti di Safari via iCloud o quella di Google Sync per Chrome le alternative ora esistono senza la necessità di iscriversi all’ennesimo servizio.
Oltre alle sopracitate rispetto ad una volta uso molto più i motori di ricerca o altri strumenti come Listly o addirittura strumenti di content-curation come Storify.

Voi usate qualche strumento per segnarvi bookmark?

Attenti al phishing fatto bene

Cos’è il phishing immagino non abbia bisogno di spiegazioni. Difendersi dalle phishing mail spesso è stato facile: bastava leggere alcune parole e si trovavano in fretta strafalcioni tali da rendere inverosimile quel tipo di comunicazione da parte di aziende importanti come multinazionali o banche.

Ieri però me ne è arrivata una fatta bene in molti suoi dettagli. Nell’oggetto quei 3 punti esclamativi finali stonano parecchio, specie per un azienda come Apple.

Phishing MailL’italiano usato mantiene alcuni problemi linguistici ma tutto sommato non è fatto male, semmai stride l’appellarsi alla “Comunità di Apple” che proprio non esiste né nei pensieri di Cupertino né in quelli della maggior parte degli utilizzatori.

Il link rimanda su un sito di un azienda italiana a cui evidentemente hanno bucato l’accesso ed anziché fargli danni di immagine hanno pensato di sfruttarne l’host:

phishing store

 

Qui a parte l’incongruenza nel titolo (“gestire manage”) che probabilmente rivela che gli autori non sono italiani la pagina è fatta bene. A guardarla bene stride che rispetto al sito italiano i link superiori ed il footer in basso di solito sono localizzati da parte di Apple mentre qui sono stati mantenuti in inglese.

Ho segnalato all’azienda di essere stati bucati; sembrano presenti su molti social guardiamo quanto sono attenti anche alle segnalazioni che arrivano loro.

phishing site

 

Relativamente alle email fate sempre più attenzione alle mail che vi chiedono delle credenziali: leggete attentamente e controllate i link che trovate, valutando se sono tutti coerenti.

 

Amazon mp3 store nemico del Mac

Che Amazon mal sopportasse gli altri sistemi mi era noto, altro che Apple.
Anche con lo store mp3 immaginavo facesse cosa simile, però di fronte ad un bonus che vantavo per provare lo store ho deciso di concedere loro una prova per valutare se poteva aver senso affiancarlo ad iTunes come store musicale visto il numero di offerte che a volte fanno.

Così sono andato sul loro store, ho acquistato una bella canzone di un paio di anni fa ed ho avuto la prima sorpresa, non inaspettata, dal fatto di non potere semplicemente scaricarmi il mio mp3 per spostarlo a piacimento. Per fare ciò avrei dovuto scaricare un applicazione per il mac, installarla, collegarla all’account ed a quel punto avrei potuto scaricarmi la mia canzone per eventualmente inserirla in iTunes come il resto della libreria.

Amazon fail

L’applicazione installata prima ancora di farmi accedere allo store si fa una bella scansione della mia libreria iTunes senza darmi la possibilità di vietarglielo, cosa che è possibile fare solo dopo ma nel frattempo tutta la tua libreria rimane letta nel programma. Anche un riavvio non cancella da Amazon Cloud Player i dati che aveva già scandagliato al primo avvio. Una volta configurato l’account però il Cloud Player richiede di passare dal sito, per chissà quale motivo.

Amazon fail

Una volta nel sito, dove compare regolarmente la mia canzone dentro il mio account, se provo a forzare la mano selezionando la canzone e dicendogli che voglio scaricarla succede che un bel messaggio mi segnala la grande novità del Cloud Player per Mac.

Amazon web failCosì vengo rimandato sull’applicazione desktop dove la situazione non è cambiata rispetto a prima ed ogni tentativo di scaricare mi rimanda al sito, che a sua volta mi apre l’applicazione desktop che mi rimanda al sito…

Amazon fail webHo provato ad aprire un ticket con Amazon, chiedendo di essere contattato via email ma dopo 5 minuti mi hanno telefonato (cosa fate scegliere a fare, allora?). Un gentile ragazzo ha controllato lo stato del mio account, confermato l’acquisto, sembrava tutto a posto insomma. Però non riesco a scaricare il mio mp3 acquistato.

L’unica soluzione che mi ha proposto è stata quella di cancellare l’app, riavviare il computer e reinstallarla, ignorando peraltro che non avendo un uninstaller cancellare solo il programma mantiene tutte le preferenze e le impostazioni che quindi una nuova installazione riutilizzerebbe.

Alla fine inevitabile ho disinstallato tutto, rinunciato al mio file e messo una pietra sopra ad ogni offerta di Amazon per quanto riguarda gli mp3. Ho perso quindi inutilemente del tempo, ma l’esperimento ha però avuto un solo effetto positivo: farmi riappacificare con iTunes. Avrà mille difetti ma almeno chiunque capisce come funziona senza leggersi istruzioni e soprattutto funziona!

Il mio primo Mac…

Dopo Puce72 colgo anch’io l’invito di Koolinus e per farlo ho aperto la scatola dei ricordi ed anche MacTracker per essere più preciso nelle date.

L’anno in cui ho realmente incontrato il Mac è stato il 1993. Mentre frequentavo ancora l’università cominciai i primissimi passi nella comunicazione in una agenzia che nasceva in quel periodo. Per le prime esigenze autonome di DTP (ricordo si andava ancora in fotocomposizione per impaginare allora) avevamo dei “fiammanti” Centris 610 (cui seguirono l’anno seguente degli LC 630).

Contemporaneamente però, ebbi in uso autonomo il mio primo portatile da parte di un altra ditta a cui in cambio realizzai un piccolo gestionale per bolle, fatture ed organizzazione interna in Filemaker (eravamo alla versione 2 a quei tempi): uno splendido PowerBook 165 c.

Powerbook 165c

Foto da Shrine of Apple

Poi negli anni seguenti oltre ai vari PowerMac incontrati al lavoro dovetti aspettare il 2000 per avere un portatile tutto mio per poter navigare in internet anche da casa senza dovermi recare in ufficio: un iBook, il cosiddetto conchiglione (o Claim Shell). Poi ne seguirono altri, in seguito con la prima casa cominciai anche ad avere una postazione fissa a casa e la storia continuò fino ai giorni nostri.

In realtà però, in maniera del tutto casuale, il mio primo computer Apple fu un altro. Un vicino di casa tornò un giorno dal lavoro con uno scatolone pesantissimo con un computer abbandonato da un azienda. Pensò di potermi far divertire (visto che mi piaceva il Vic 20) con quello e mi diede l’ Apple II Europlus, con due soli dischetti: il sistema operativo ed il gioco delle olimpiadi. Oltre al computer (che ha la tastiera integrata) ovviamente c’era il piccolo monitor a fosfori verdi ed i due lettori per dischi da 5″.
Magari ritrovo la voglia di riaprire quello scatolone e mostrare a mia figlia com’erano i giochi ben prima degli attuali su iPad.

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